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Come Rapunzel


#211 - 0--FLG--Come Rapunzel--2012-02-04 05:56:45

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Sono sempre stata brava, almeno così mi dicevano.

Una brava bambina, una brava ragazza, una brava studentessa. Poi anche una brava e coraggiosa mamma, una brava moglie, una brava cristiana praticante. Una donna di quelle che sa qual è il suo dovere e lo fa con grande disponibilità al sacrificio, se serve. Unica soddisfazione personale: compiacere e piacere agli altri, che mi ammiravano e a volte persino mi invidiavano per quello che riuscivo a fare. Poi la svolta.

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Il tempo passa e gli eventi e le persone attorno a me vanno per la loro strada spesso diversa da quella che speravo o che credevo di aver scrupolosamente tracciato con il mio ben pensare, ben agire e ben pregare.

Qualcosa si muove. Sento dentro come il ribollire di un vulcano che è stato dormiente per troppo tempo e che quindi ha il camino tappato.



E’ come una seconda violenta adolescenza, una voglia incontenibile di libertà ma una paura matta di viverla veramente. Una grande spinta alla ribellione contro tutto e tutti, ma enormi sensi di colpa nei confronti di chi amo. Una pressante esigenza di esprimere tutta me stessa, ma un’intima vergogna nel mostrarmi agli altri come veramente sento di essere. Il terrore di deludere, di non piacere, di ferire…



Inizio così un percorso più o meno consapevole fatto di alti e bassi, di voli e di ricadute, un cammino di ribellione, di liberazione della Rapunzel rinchiusa dentro di me. Non facile.

Il primo passo, (assolutamente necessario, come ho capito solo adesso) è stato quello di "umanizzare" la persona a cui di volta in volta era diretta la mia ribellione.

Umanizzare nel senso di buttarla giù dal piedistallo che le/gli avevo io stessa costruito con la più o meno diretta sua collaborazione.



E' successo così con mio padre per primo, molto tempo fa; poi con mia mamma, con mio marito, persino con i miei figli; più recentemente con il mio migliore amico e per ultimo (o forse per primo?) anche con me stessa.

Sono riuscita a ribellarmi a ciascuno di loro quando ho smesso di vederli migliori di me in tutto o in alcune cose.

Vedevo i miei genitori migliori nelle capacità educative, mio marito nella fede, il mio migliore amico nella forza e nella libertà, la me stessa del passato nella saggezza, nella prudenza, nell'essere amabile.

Ho avuto la forza di attribuir loro serenamente i meriti che avevano, ma anche le colpe quando non li ho visti più perfetti o perfettibili - e quindi da "adorare" e da imitare - ma semplicemente come erano.



Esattamente lo stesso ha fatto la “Rapunzel” nascosta in quella me stessa … "schiava".

Si è ribellata ed è venuta fuori in tutto il suo “splendore" solo quando ha riconosciuto che non esisteva una me stessa buona, brava, generosa, scrupolosa, sensibile, intelligente, altruista, ecc… ma una me stessa che è sì tutto questo, ma anche a volte l'esatto contrario e di tutto questo non deve nè vergognarsi, nè perdonarsi
.


Del resto, tutti quelli ai quali mi sono ribellata finora (me stessa compresa) non ho smesso di amarli, ho solo imparato a farlo in maniera diversa, più serena, più consapevole, meno morbosa, più LIBERA.



butterfly

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