« Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa si ritirò in un luogo deserto »
Nulla rende l'anima pura e gioiosa, né l'illumina allontanandovi i pensieri malvagi, quanto le veglie. Per questo motivo tutti i nostri padri hanno perseverato in questa fatica delle veglie e hanno adottato per regola il restare svegli durante la notte, lungo tutta la loro vita ascetica. - L'hanno fatto proprio perché avevano sentito il nostro Salvatore invitarci a questo insistentemente, in vari luoghi con la sua Parola vivente: «Vegliate e pregate in ogni momento» (Lc 21,36); «Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione» (Mt 26,41); e ancora: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5,17).
E non si è accontentato di avvertirci solo con le parole. Ha anche dato di persona l'esempio, onorando la pratica della preghiera al di sopra di ogni altra cosa.
Per questo si isolava spesso per la preghiera, e questo non in modo arbitrario, ma scegliendo il tempo della notte, e il luogo del deserto, affinché anche noi, evitando le folle e il tumulto, diventessimo capaci di pregare nella solitudine.
Sant'Isacco Siriano (7° secolo, monaco nella regione di Mossul) - Discorsi ascetici
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