“La storia del declino di ogni uomo e di ogni donna riguarda il fatto che un bambino favoloso, prezioso, particolare e caro, ha perso il suo senso dell’’io sono chi sono’”. (Bradshaw, Das Kind in uns, Munchen 1992, p. 66)
Così asseriva John Bradshaw sottolineando il fatto che un bambino sviluppa una forte autostima se viene preso sul serio.
Ma se non può essere se stesso così com’è, sentendosi ferito si chiuderà in se stesso e comparirà in lui la sfiducia.
Ognuno di noi ha fatto esperienza di quando la sua unicità sia stata rispettata oppure no. Se i suoi sentimenti sono stati presi sul serio, se può essere se stesso di fronte agli altri sentendosi accettato.
Nella nostra unicità è riposta l’immagine di Dio per cui quando essa ci viene negata, si crea in noi una spaccatura profonda tra noi e le nostre radici.
Per te e per me Dio ha costruito un’immagine particolare.
Già San Tommaso d’Aquino diceva che ogni uomo rappresenta Dio in un modo unico per cui se io vengo meno a quell’immagine unica che Dio ha pensato per me, il mondo è più povero.
Possiamo dire che ciascuno di noi è una parola di Dio che si fa carne. Sta a noi rendere visibile questa parola speciale, il nostro IO divino, vero, completo.
La stima di sé è proprio questo rendersi conto di essere quella parola che Dio pronuncia solo in me, che sono proprio…io.
Non ci farà sentire sicuri contro tutto e tutti ma rinunceremo al confronto con gli altri perché la nostra unicità sarà indipendente dai risultati.
Nel Salmo 139 leggiamo questa felicità nelle parole “Ti rendo grazie perché mi hai formato in un modo stupendo”.
Quando un ragazzo si sente continuamente giudicato secondo i parametri dei genitori, si sente sminuito nella sua autenticità.
Purtroppo la mancanza di autostima è già in atto quando un genitore dice continuamente al figlio che non è capace o che è troppo piccolo per intromettersi in certi discorsi o che non è in grado di capire le cose.
La sensazione che sorge nel figlio è che non sia mai abbastanza ciò che fa e come lo fa. Ciò che i genitori hanno detto di lui, rimane come un’etichetta che difficilmente riuscirà a togliere. Rimarrà dell’idea che non è mai capace abbastanza o che non deve intromettersi nei discorsi di chi è più capace di lui.
In lui crescerà sempre più l’inadeguatezza e il sentimento di disistima con la conseguenza che la sua unicità si perderà dietro ad un bisogno di soddisfare le esigenze altrui perché lui non è capace.
Capiterà allora che non sentendosi unico per Dio, cercherà di essere unico in qualcos’altro ma…in negativo.
Il comprendere di essere unici per Dio, di essere stati creati così per Lui, ci permette di riconciliarci con le nostre ferite interiori.
Comprendo che Dio mi ha voluto così come sono, che c’è un senso alla mia persona e alla mia storia, che esisto perché debbo portare nel mondo quell’immagine di Lui che io sono, quell’essere meraviglioso che sono.
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