Se l’angoscia è tipica dell’uomo nel suo rapportarsi col mondo, la disperazione è propria dell’uomo nel suo rapporto con se stesso.
-La disperazione è l’incapacità di risolvere il rapporto con se stessi; è la colpa dell’uomo che non sa accettare se stesso nella sua profondità; è vivere, giorno dopo giorno, la propria incapacità di vivere, cioè è un eterno morire senza tuttavia morire fisicamente; essa è dunque la malattia mortale, non perché conduca alla morte dell’io, ma perché è “il vivere la morte dell’io”.
Il credente però possiede il “contravveleno” sicuro contro la disperazione : è la fede, il credere che a Dio tutto è possibile.
La fede è l’eliminazione della disperazione, per cui l’uomo, pur orientandosi verso se stesso e volendo essere se stesso, non si illude della sua autosufficienza ma riconosce la sua dipendenza da Dio.
La fede sostituisce alla disperazione la speranza e la fiducia in Dio.
Ma porta l’uomo al di là della semplice razionalità : essa è, come sappiamo, paradosso e scandalo.
SOEREN AABYE KIERKEGAARD
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