# Le sensazioni sono reazioni globali (automatiche e passeggere) a stimolazioni correlate al funzionamento fisiologico o corporale, come ad esempio la risposta al freddo, agli stimoli della fame, alle ferite, alla vista di una bella ragazza. Si tratta di una risposta immediata ad uno stimolo che ci tocca nella nostra sensibilità.
Se lo stimolo sparisce, cessa la sensazione. Se diventa spiacevole, la sensazione si trasforma nel suo opposto. Ad esempio, nell'amore erotico la sensazione eccitante della prima volta scompare quando la preda è ormai una facile conquista.
# Le emozioni sono invece qualcosa di piu' elaborato: ancora sensazioni ma, in piu', contengono un certo grado di consapevolezza di sè e degli altri, per cui in base ad esse il soggetto "si sente" e "sente gli altri". Si dice infatti "ho fame" (sensazione), ma "sono felice, triste, arrabbiato" (emozione). La fame passa mangiando un panino, la tristezza può durare dei giorni, anche quando non c'é più motivo per esserlo.
Le emozioni qualificano il rapporto emotivo con se stessi e con l'ambiente circostante. Sotto la tristezza mi commisero e forse mi sento slegato dagli altri. La rabbia mi fa sentire negativamente legato con me e gli altri. La felicità positivamente legato.
Le emozioni sono piu' durevoli delle sensazioni, meno legate allo stimolo che le ha suscitate.
Durano di piu' nel tempo ma comunque devono ricevere ogni tanto un rinforzo.
Il piacere di stare con il figlio dura, anche se lui procura sensazioni spiacevoli; ma se non manda segnali (almeno saltuari e sporadici) che anche lui ricambia, l'emozione verso di lui tenderà a trasformarsi nel suo contrario. Se cade il rinforzo, prima o poi l'emozione cade. "Lui è cambiato" puo' significare che la sensazione piacevole dei primi incontri è stata rinforzata nel fidanzamento ma non dopo. Il rinforzo è cessato, altri impegni piu' "seri" rendevano ridicolo il reciproco corteggiamento e quella emozione è ricaduta nel vuoto anziché evolversi in affetto.
# Gli affetti sono sensazioni-emozioni ma, in piu', contengono un riferimento ai processi cognitivi. Si aggiunge il pensiero conscio e consapevole: sto bene con te (sensazione), mi piaci (emozione), mi comprometto con te (affetto).
Gli affetti appartengono ad un ordine piu' alto: sono emozioni dotate di senso e quindi cresciute a dimensione di atteggiamento costante, con a volte una costanza straordinariamente tenace, libera da ogni rinforzo.
Non é raro trovare persone che continuano ad amare nonostante tutto: genitori ostinati nell'amore anche se il figlio non ripaga mai, coppie che continuano a stare insieme anche se umanamente il loro matrimonio é un fallimento, figli che continuano a sperare nella riconciliazione anche se nessuno ha il coraggio di farlo. Questo non é masochismo né eroismo, ma semplice amore portato al suo compimento più bello.
Ecco perché il vero affetto dura nel tempo, é fedele e indissolubile, sa cogliere l'interiorità dell'altro e accaparrarsene per elaborare un progetto comune.
La vita sentimentale vera è sempre una vita finalizzata ad un ideale.
Che i valori abbiano la capacità di promuovere l'amore umano lo si vede chiaramente nell'amore verginale di chi rinuncia, in forza di una speciale chiamata divina, al diritto di essere corrisposto.
E' l'amore di trasformazione: "riciclare" I'amore ricevuto da Dio nella cura degli altri senza chiedersi, prima o dopo l'atto di amore, se l'altro ha corrisposto.
E' un modo di essere segno dell'amore e della potenza trasformatrice di Dio: una attenzione indivisa per il Signore che può tanto amare e fare cose tanto grandi, da chiamare a vivere un amore che all'occhio umano resta un enigma.
Questo amore rinuncia al diritto di restringersi ad alcune persone che per legami familiari o di amicizia sono prioritarie su altre; rinuncia alla reciprocità fino a preferire quelle persone che per la loro posizione non possono rispondere all'amore ricevuto: i disperati, i soli, gli egoisti, le minoranze sociali, i senza voce in capitolo.
don Alessandro Manenti
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