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La nostra unicità

Quote: :
Il comprendere di essere unici per Dio, di essere stati creati così per Lui, ci permette di riconciliarci con le nostre ferite interiori.
Comprendo che Dio mi ha voluto così come sono, che c’è un senso alla mia persona e alla mia storia, che esisto perché debbo portare nel mondo quell’immagine di Lui che io sono, quell’essere meraviglioso che sono.


Leggo questo e mi chiedo:
se riconciliarsi con la propria storia significa accettare le proprie ferite,
vuol dire allora che anche l'insicurezza che deriva da queste "spaccature profonde tra noi e le nostre radici" la riconosciamo come parte di noi stessi. E' un prodotto della nostra storia.

Ma se nella mia unicità riconosco essere diventata una creatura insicura ... allora che cambia?

Se invece sottointendiamo l'ipotesi che un cambiamento di rotta è ancora possibile, attraverso quali esperienze può essere ingenerato?




Re: La nostra unicità

martayensid Wrote: :
Se invece sottointendiamo l'ipotesi che un cambiamento di rotta è ancora possibile, attraverso quali esperienze può essere ingenerato?


Se guardiamo alla vita di tutti i giorni, al nostro essere terreni, il cambiamento di rotta (rispetto alla insicurezza) viene innescato dalla autoconsapevolezza, e questo ci porta alla lotta per affermare noi stessi su altri. Ma se guardiamo a Dio e al nostro essere unici perchè tali siamo stati creati esso (cambiamento) avviene per la consapevolezza di essere tali. E la consapevolezza di essere unici viene solo per grazia di Dio. E questo ci porta al rispetto di ogni essere, perchè unico come io sono unico.






martayensid Wrote: :
Se invece sottointendiamo l'ipotesi che un cambiamento di rotta è ancora possibile, attraverso quali esperienze può essere ingenerato?

Ovviamente concordo con ciccio56 ma c'è secondo me qualcos'altro da fare.
Dio non vuole il nostro abbandono in Lui senza la nostra consapevolezza.
In verità ci spinge con ogni mezzo a cozzare proprio su ciò che ci ha fatto deviare dalla rotta e ci ha fatto perdere l'originale identità (persa col peccato originale dell'umanità).

Dovremmo cominciare a vedere per davvero, a giudicare la propria vita come una sorta di lavagna sulla quale molti hanno scritto e noi...un po' meno.
Quando siamo nati siamo capitati in un contesto, con persone e mentalità a volte non positive.
In una maniera o nell'altra, il nostro vero volto è stato "contaminato".
Bisogna allora ripulire la "lavagna" cominciando da ciò che è più evidente fino alle conseguenze che ne sono derivate.

Raggiungere la consapevolezze è faticoso ed è un percorso in salita ma corrisponde a quando Gesù dice: "Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo." (Matteo, 13-44)
Il tesoro nascosto è l'immagine di noi stessi che si trova in mezzo a "materiali di scarto" e a "pietre pesanti" che man mano hanno rallentato la ricerca della nostra immagine originaria.
Detto altrimenti...come la perla si forma da una ferita nell'ostrica, così noi dobbiamo trovare dentro le nostre ferite accumulate nel tempo, la perla preziosa (Matteo, 13-45), l'immagine che Dio si è fatto di noi.
Guardare alle nostre ferite, ai nostri dolori più profondi, manda in fumo l'immagine falsa che abbiamo di noi stessi a vantaggio di quella originale.

Quindi, secondo me, ciò che possiamo fare (oltre che per Grazia come dice ciccio56) è lo scavare nel campo della nostra vita alla ricerca di quella perla e di quel tesoro nascosto che sono io.

Spero di non aver confuso di più oops




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