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Depressione e Sofferenza - Ansia, fobia, depressione, panico... <img src=" http://diodamore.forumup.it/images/smiles/rk01_supersayan.gif "> <br>



Oscar Pistorius, ovvero partire svantaggiati

Oscar Pistorius
E' nato il 22 novembre 1986 a Pretoria in Sud Africa.
Soprannominato "The fastest thing on no legs", Pistorius è un amputato bilaterale detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio.
Pistorius nacque con una grave malformazione (non aveva i talloni), che lo costrinse, all'età di undici mesi, all'amputazione delle gambe. Negli anni del liceo praticò il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo portò all'atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.
Dice di sè: «Chi è disabile? Ci sono cose peggiori nella vita», spiega pensando forse alla morte di sua madre, quando lui aveva 15 anni, per una reazione allergica ai farmaci.

(Preso qua e là sul web)

Se l'handicap (anche psicologico come la depressione o gli attacchi di panico) ci capita quando non sapevamo decidere di noi stessi, non ci fa problema; se capita in gioventù o ad età avanzata quando le cose sono già avviate nella nostra vita...crolliamo rovinosamente.

Cosa ci insegna il suo esempio? :pensa




Re: Oscar Pistorius, ovvero partire svantaggiati

FLG Wrote: :
Cosa ci insegna il suo esempio? :pensa
Nulla? :muoviti






Cito da un libro di psicologia (non di impostazione cristiana) che sto leggendo:

"Ciascuno di noi, vivendo la vita secondo le modalità che il destino gli ha riservato e che egli riesce a plasmare, tesse la trama su cui si fonda l'attività creativa individuale. Anche la menomazione fisica può essere una premessa psicologica attraverso cui si sviluppano modalità creative di esistenza. Ma la capacità di trasformazione attraverso la propria dimensione interna richiede una scelta di vita particolare, un ribaltamento dei valori su cui si basa la massa. L'individuo è debole di fronte alla vita, eppure il coraggio del creativo è quello di superare un atteggiamento fatalistico, per assumere una prospettiva in cui siamo noi i creatori di significato della nostra esperienza esistenziale."
(Da A. Carotenuto, Attraversare la Vita)

Mi sembra interessante e il punto centrale l'essere creatori di significato, cioè sentirsi al centro della propria storia e non de-centrati da quello che ci accade. Gli avvenimenti dolorosi hanno questo potere, mi sembra, di gettarci improvvisamente "fuori," di dirci "vedi, ti sforzi, ti sforzi, ma alla fine tu non sei il padrone della tua vita, basta un niente e, boom!, tutti i tuoi sforzi vanno a gambe all'aria".

Questa non è necessariamente una cosa negativa, perché ci ridimensiona, ma essere ri-dimensionati non significa essere spazzati via, semplicemente trovare una dimensione in cui si è veri nelle nuove circostanze e un modo di mantenere la fede/fedeltà verso Dio e verso se stessi. E qui si possono anche aprire problemi (esperienza personale!) per conciliare le due fedeltà, ma mi sembra che una risposta vera sia impossibile se le due non confluiscono in qualche modo. Alla fine, conoscendo Dio conosciamo il nostro vero essere e diventiamo ciò che siamo... ?






Sol Wrote: :
Mi sembra interessante e il punto centrale l'essere creatori di significato, cioè sentirsi al centro della propria storia e non de-centrati da quello che ci accade. ...essere ri-dimensionati non significa essere spazzati via, semplicemente trovare una dimensione in cui si è veri nelle nuove circostanze e un modo di mantenere la fede/fedeltà verso Dio e verso se stessi.... Alla fine, conoscendo Dio conosciamo il nostro vero essere e diventiamo ciò che siamo...

Grazie Sol, riflessione edificante e profonda.
Si fa più in fretta accettando di vivere ciò che ci è dato, piuttosto che negarlo. Ci dimentichiamo sempre (me compresa) che le risorse dentro di noi le abbiamo e in abbondanza.
Sia la medicina, sia la filosofia, sia la nostra religione hanno sempre insegnato a proseguire coraggiosi perchè le potenzialità ci sono, tocca a noi scoprirle e niente più della malattia, del dolore o dell'handicap possono costringerci a verificarlo.
Il difetto sta nell' opporsi agli eventi.
L'accettazione non supina ci rende forti ed è quello che S.Paolo dice: "Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte."






Intervengo per una riflessione su un aspetto forse diverso della questione.
Trovo l'esperienza di questo ragazzo disabile educativa e molto edificante, testimoniando il suo coraggio ed una forza di volontà straordinari,capaci di fargli superare molti limiti del suo handicap.
Ho, però, l’impressione che voglia esagerare, strafare, arrivando a livelli, almeno in ambito sportivo, eccessivi, utilizzando tecnologie protesiche che probabilmente lo “facilitano”addirittura nei confronti di atleti”normodotati”.
Può darsi che il mio ragionamento sia viziato da un pregiudizio:”i disabili vanno aiutati e facilitati,ma rimangano a gareggiare e a confrontarsi tra pari livello….”;è una obiezione che accolgo(me la faccio da me stesso…..)ma gioco a pallone brindisi ,canto,a volte recito con persone disabili e non ho mai avuto alcuna difficoltà,anzi mi sono sempre sentito più autentico tra loro,più libero di esprimere affetti e sentimenti senza paura di giudizi.
E’ che ho conosciuto,ad esempio, ragazzi con sindrome di Down a cui i genitori hanno proposto-imposto lo studio del pianoforte,con risultati magari buoni dal punto di vista musicale,ma disastrosi sul piano della socializzazione e dell’inserimento tra coetanei,con ripercussioni negative sul piano psicologico.
Certo la disabilità motoria è ben diversa da quella mentale,ma ho la sensazione che se tutte le persone amputate chiedessero di fare sport con le protesi bioniche di Pistorius……potremmo avere una distorsione del problema handicap-sport ed un aumento della spesa sanitaria incontrollabile. :infermieri






marmos Wrote: :

Certo la disabilità motoria è ben diversa da quella mentale,ma ho la sensazione che se tutte le persone amputate chiedessero di fare sport con le protesi bioniche di Pistorius……potremmo avere una distorsione del problema handicap-sport ed un aumento della spesa sanitaria incontrollabile.

Senza offesa ma non sono per niente d'accordo. Facciamo tanto perchè l'handicap sia integrato e poi facciamo questi discorsi!?

Ho sentito medici dire che l'anziano costa e che è meglio privilegiare il giovane. Posso anche essere d'accordo ma se non si da all'anziano quanto all'handicappato gli stessi aiuti, allora è discriminazione bella e buona.

Sono invece d'accordo con te sul fatto che l'handicap sia fisico sia morale è spesso fuori dai binari in cui dovrebbe stare perchè un handicap è un handicap e non una normalità percui va trattato non obbligando il poveretto a fare cose che non può e non deve fare.

Ho conosciuto l'altra estate una ragazza handicappata di ventanni che i suoi genitori non hanno voluto mandare a scuola perchè dicono che con le conoscenze avrebbe capito troppo del suo stato, difatti era la felicità in persona e sfido chiunque a dire che a quella ragazza mancasse qualcosa . :hihi

A me pare che ognuno debba potersi sentire libero di essere quello che è :giudicare: e nessuno deve farlo sentire diverso dagli altri.




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