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15 Gennaio 2006

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E Freud diventa cristiano
Una scienza "atea" s'allea alla fede per cercare il senso dell'uomo.



Primo convegno degli psichiatri cattolici (1° marzo 2000).

La "morte di Dio" e la distruzione del sacro hanno creato nuove patologie mentali, come la depressione e diverse nevrosi.


Sigmund Freud è invitato a farsi un po' più in là. Sul terreno delle scienze della psiche scendono, molto motivati, i cattolici. Chiedono uno spazio nella psicologia e nella psichiatria, per applicare i loro valori anche in queste discipline.
Ma che cos'ha di speciale uno psicologo o uno psichiatra cattolico, rispetto ai suoi colleghi laici? Non fa gli stessi studi, non adopera le stesse tecniche?
"Sì. Si è formato nello stesso modo dei suoi colleghi laici.
Ma poiché ogni scienza ha una sua visione dell'uomo, gli operatori cattolici fanno riferimento a un'antropologia cristiana.
Riconoscono l'essere umano come creatura ferita".
Parla Tonino Cantelmi, psichiatra e docente di psicologia all'Università Gregoriana, nonché presidente della neonata Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.
Per la prima volta nell'universo cattolico, una scienza che per oltre un secolo era stata guardata con diffidenza diventa alleata della fede, ed è considerata valido strumento per comprendere i fenomeni dell'esperienza, della vita di tutti i giorni.
"La psicologia era nata dai "maestri del sospetto". Ma oggi più che mai si avverte la necessità di contrapporre a quella originaria concezione laica e atea della vita una concezione cristiana, che permette all'uomo di ritrovare il significato perduto", osserva a sua volta la psicologa Anna Maria Renzi.
"Dio agisce anche attraverso le nostre strutture psicologiche", aggiunge Cantelmi, che precisa: "Una condizione di maturità umana e psicologica permette di percepire in modo più pieno un'esperienza autentica di fede. E, viceversa, la crescita nella fede consente di crescere nella vita psicologica".
L'iniziativa degli operatori cattolici arriva proprio nel momento in cui le scienze della psiche sono costrette a un giro di boa.
Tutte le angosce e le sofferenze esistenziali di un secolo erano state depositate ai piedi della psichiatria e della psicologia ma queste, forse troppo imbevute di spirito scientistico, non sempre avevano saputo lenire il dolore dell'umanità.
Ora la domanda di aiuto è ancora più diffusa e pressante.
Agli albori del nuovo secolo, i motivi per sentirsi disadattati sono ancora più numerosi. Non pochi pazienti, insoddisfatti da clinici che distribuiscono diagnosi crude e pillole illusorie, corrono in braccio a maghi e sette, perché queste offrono sì palliativi che non curano l'anima ma li spacciano per toccasana, per anestetici di pronto effetto.
Che cosa concludere? Che le scienze della psiche, dopo aver promesso la vittoria sull'angoscia, sono venute meno al loro compito?
"Nella società di oggi è tramontata la dimensione dell'Altro, cioè del Padre. Così, nell'esperienza profonda dell'uomo, ha preso corpo un "no".
Una disperazione da cui si sviluppano, magari in forma strisciante, il disagio e anche la pazzia. Perché l'essere umano "deve" trovare una risposta ai suoi interrogativi", dice lo psichiatra Alberto Scicchitano.
Viene avanti insomma una proposta nuova per ridare speranza a chi soffre nel chiuso del suo cuore.
"A una società che ha perso il riferimento al Padre, cioè al totalmente altro, all'uomo come "essere in relazione", e perciò non si ritrova più con se stessa ed è terrorizzata dall'idea del dolore e della morte, noi diciamo: chi si sente capace di amare, in qualsiasi situazione si trovi, è una persona compiuta", interviene Anna Maria Renzi.
Sono tante le questioni nuove, e nuovissime, che psicologia e psichiatria debbono affrontare.
Per sfuggire alla depressione, il mondo è alla ricerca dell'"euforia", bussa alla porta della "psichiatria cosmetica": e non si tratta di pazienti con una vera patologia - spiega Cantelmi - ma soltanto di persone che desiderano affannosamente migliorare la loro performance, diventare sempre più efficienti e assertive, cimentarsi con più chance nell'accanita lotta quotidiana per il successo, imposta dai tempi.
Ci sono poi tutte le psicopatologie provocate da Internet (si va dalla dipendenza dalla rete al "cyber-travestitismo", alla trance dissociativa che colpisce chi abusa del "navigare").

Questi e altri temi concreti saranno oggetto di discussione nel primo convegno nazionale dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, che si terrà il 4 e 5 marzo a Roma, nell'aula Paolo VI della Pontificia università Lateranense.
Sarà un grande evento culturale. Vi interverranno tutti i nomi di spicco in questo campo. E già il titolo del convegno possiede tutta la forza e l'originalità della nuova proposta: "Gli dei morti sono diventati malattie".
Lo aveva intuito Carl Gustav Jung: "Molte nevrosi sono basate principalmente sull'incapacità di percepire le esigenze religiose dell'anima, per puerili chimere di stampo illuministico".
Un titolo che Scicchitano spiega prima con un ragionamento, e poi con un esempio.
"Dopo la sistematica distruzione del sacro (che aveva resistito per millenni), molte manifestazioni psichiche che una volta potevano essere decodificate sotto l'ordine del sacro, ora sono patologia e basta".
Ed ecco l'esempio. Scicchitano visita un ragazzo che da bambino aveva avuto visioni mistiche, sotto forma di croci luminose.
"Le esperienze di questo tipo sono frutto di un'attività (ancora da approfondire) del lobo temporale del cervello. Il giovane era stato mandato da me come se fosse pazzo, ma andava bene a scuola, era assolutamente normale. Sarebbe bastato inquadrare la sua esperienza nel modo giusto.
Invece qualcuno ha deciso per lui: il ragazzo, diventato preda di forze istintuali primitive, è stato agganciato da una setta, e si è convinto di possedere poteri speciali".
A Roma si discuterà anche di demonologia, e l'argomento è di attualità. Ormai gli esorcisti hanno tanto lavoro da essere costretti a rifiutare pazienti.
Spesso la gente si affida al primo che capita.
"E non tutte le indicazioni che riceve sono buone", fa notare Marco Ermes Luparia. "Occorre collaborazione tra chi si occupa di questi fenomeni dal punto di vista spirituale e chi li tratta dal punto di vista clinico.
Se il dialogo manca, il paziente si disorienta".
Nel convegno romano, il tema sarà al centro di una tavola rotonda cui parteciperanno, tra gli altri, il decano degli psichiatri italiani, Bruno Callieri, e il presidente della Società italiana di psichiatria, Pierluigi Scapicchio.
La psicologia si pone davanti al fenomeno religioso di base (che può nascondere una patologia) e definisce anche i rapporti con la fede. "La psicologia ha imparato che la fede è l'unica, irripetibile esperienza che permette all'essere umano di entrare nel mistero e di uscirne con gioia", dice Marco Ermes Luparia.
Per Scicchitano il "no" alla fede si riassume così: "Dio è morto, noi l'abbiamo ucciso, abbiamo ucciso l'Altro e, con lui, anche noi stessi".
Il rapporto tra psicologia e fede sarà messo a fuoco con particolare attenzione, annuncia Cantelmi. "In uno dei forum ci occuperemo anche del ruolo dello psicologo nella formazione dei candidati alla vita consacrata.
Vi sono nodi interiori che, se irrisolti, pur non esprimendo patologie incidono sulla perseveranza a rimanere nella vocazione". Si parlerà anche del rapporto tra psicologia e teologia: possono integrarsi?
Scrive in un saggio il teologo Bruno Forte che, collaborando con una psicologia non più "assolutizzata", la teologia può arricchirsi aprendosi "alla conoscenza degli abissi del cuore umano".

Luigi Dall'Aglio


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Fonte: QUI








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Pubblicato su: 2007-05-23 (1565 letture)

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